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Cristina Pozzi: «Imparare ad imparare» per aprire le porte del futuro

Cristina Pozzi
  • 24 Maggio 2021
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  • TEDx

 «Tensioni belle che dilatano il tempo e ti fanno sentire tutti i dettagli, con tutti i sensi possibili».
Con queste parole emozionanti Cristina Pozzi ricorda la sua esperienza sul red dot. A TEDxBergamo 2017 ci aveva presentato Impactscool. Il progetto, 
appena partito, si poneva come obiettivo «quello di diffondere gli strumenti per comprendere e vivere appieno il nostro mondo a più persone possibili», cercando di raggiungere soprattutto le persone che di solito non hanno facile accesso all’innovazione e alle nuove tecnologie, attraverso percorsi educativi economicamente sostenibili.
Oggi tutto si è trasformato. Impactscool è stata acquisita da Treccani Scuola, dando vita a Treccani Futura: un nuovo polo di tecnologia educativa rivolto a chiunque voglia continuare a formarsi e imparare. Un sistema educativo accessibile, equo, esperienziale, immersivo, personalizzato e liberamente partecipativo.

 

Sono passati quattro anni dalla tua partecipazione a TEDxBergamo: cosa ti è rimasto dentro di quella esperienza?

Da un lato mi sembra impossibile che siano passati solo quattro anni da allora, dall’altro mi sembra incredibile che ne siano passati così tanti. Da allora sono successe tantissime cose nella mia vita, ma quello è stato per me un momento così emozionante da rimanere impresso in modo fortissimo nei miei ricordi. Dal giorno in cui Cinzia Xodo (ex Licensee TEDxBergamo n.d.r.) mi ha contatta via LinkedIn nella mia memoria si susseguono una serie di momenti bellissimi: incredulità, sfida, impegno. Mi ero iscritta da qualche mese a dei corsi sulla comunicazione e lo storytelling perché sapevo che era una cosa importantissima per raggiungere i miei obiettivi di vita e lavorativi, ma quando mi trovavo a parlare in pubblico ero terrorizzata! Così quando è arrivato il gran giorno ero tesissima, ma di quelle tensioni belle che dilatano il tempo e ti fanno sentire tutti i dettagli, con tutti i sensi possibili. L’emozione di poter condividere un momento così con il pubblico (tra cui si nascondevano anche i miei genitori, una cara amica e Andrea Dusi, il mio socio storico) è stata fortissima. Non credo che potrò mai dimenticarla. Ho imparato che la fragilità e l’insicurezza con cui si sale su un palco così possono diventare fonti di energia. La condivisione autentica delle proprie emozioni, dei propri sogni e delle proprie idee è proprio ciò che rende i TEDx così speciali.

Guarda il talk di Cristina Pozzi a TEDxBergamo 2017, It’s time to…

 

Cosa è successo dopo? Vuoi raccontarci i nuovi progetti ti stai occupando?

Da questo punto di vista, come dicevo, non mi sembra possibile siano passati solo quattro anni. Quando sono salita sul palco a Bergamo Impactscool, l’organizzazione che ho co-fondato con Andrea Dusi, era partita da pochissimo. L’obiettivo era ed è rimasto quello di diffondere gli strumenti per comprendere e vivere appieno il nostro mondo a più persone possibili.
Abbiamo quindi deciso di strutturare la nostra attività in modo da riuscire a raggiungere in primis le persone a cui normalmente l’innovazione e le nuove tecnologie risultano meno accessibili, creando format e percorsi educativi economicamente sostenibili se non gratuiti per tutte le fasce di età, dalle scuole (sia per studentesse e studenti che per i docenti), passando per le università, fino agli adulti e alle aziende. Abbiamo deciso di concentrarci sugli strumenti che aprono le porte del futuro: i linguaggi del digitale, le tecnologie emergenti, gli scenari futuri, la sostenibilità, l’innovazione, la capacità di costruire progetti e realizzarli, guidando il proprio futuro in modo consapevole e responsabile.
Da qualche mese il nostro percorso ha preso una nuova via grazie a un’operazione straordinaria che ha permesso di unire Impactscool, che avevamo appena fondato prima del TEDx, e Treccani Scuola, dando luogo a una nuova realtà che prende il nome di Treccani Futura. Con Treccani Futura abbiamo l’ambizioso progetto di dare una risposta all’esigenza crescente di uno strumento integrativo per il mondo dell’educazione che permetta a 360 gradi e a tutte le età di informarsi, formarsi, lasciarsi guidare dalla curiosità e dall’ispirazione, aprire riflessioni e crescere, per un modello di lifelong learning che sia davvero a prova di futuro.

 

Gli ultimi due anni, in particolare, ci hanno mostrato che il sistema educativo non potrà prescindere dall’uso del digitale: tu come immagini “l’istruzione del futuro?”

Aperta, accessibile, equa, esperienziale, immersiva, personalizzata e liberamente partecipativa, come si augura Noam Chomsky. Le tecnologie in fase di sviluppo permettono in prospettiva di adottare approcci all’apprendimento nuovi e in grado di dare spazio a emozioni, esperienze, socialità, progettualità e soprattutto di mettere al centro la curiosità. Approcci che permettono a ognuno di imparare ad imparare, di conoscere le proprie strategie di apprendimento e di disegnare percorsi sfidanti, giocosi, secondo i propri ritmi e le proprie esigenze.

 

Pensi che il nostro Paese sia pronto ad affrontare le nuove sfide in campo educativo?

No, ma è un “non ancora” più che un no secco. In questo momento ci sono tantissimi elementi in gioco che permettono di essere ottimisti. Parlo in particolare del “mondo scuola”. Da un lato abbiamo un sistema nel quale esistono tantissime eccellenze: docenti che da tempo innovano e si impegnano per traghettare la scuola verso il futuro con sperimentazioni interessantissime e davvero innovative. Dall’altro un percorso scolastico che va sempre di più verso l’introduzione del digitale e di nuovi metodi. Il tutto accompagnato da un ecosistema molto attivo.
A partire dalla pandemia pubblico e privato sono sempre più in grado di stabilire partnership di alto valore aggiunto e, cosa non da poco, di fare investimenti importanti in un Paese che negli ultimi anni, purtroppo, non si era distinto in positivo per questo aspetto. L’opportunità per fare un salto in avanti c’è. La cosa essenziale sarà essere in grado di collaborare e di guardare insieme nella stessa direzione, senza lasciare indietro nessuno.

 

Sarà semplice superare il gap tecnologico che ci differenzia da altri Paesi? Quali strategie possono essere messe in campo a livello istituzionale e non solo?

Ci sono due cose importantissime: l’infrastruttura tecnologica e la capacità di collaborare che sapremo dimostrare. I piani per l’ampliamento della banda sono già in atto e sono una conditio sine qua non per qualsiasi progetto. Oggi senza digitale, senza banda larga, senza strumenti e senza la formazione adatta per utilizzarli, siamo cittadini solo a metà. È quindi fondamentale garantire a tutte e a tutti questo diritto. Inoltre, dobbiamo essere bravi a fare sistema, facendo parlare e collaborare mondi che normalmente faticano a farlo. Le sfide che abbiamo di fronte sono sistemiche, ancor più nel mondo dell’educazione. Senza un approccio che sia in grado di coinvolgere tutte le tipologie di attori risulta difficilissimo fare un vero cambiamento.

 

Secondo te quanto è importante il fattore umano nel processo educativo?

È centrale: noi non educhiamo computer ma Persone. Non possiamo, quindi, prescindere dall’aspetto sociale e relazionale del processo educativo, soprattutto in un mondo tecnologico e complesso come quello attuale nel quale proprio le capacità di relazione, empatia e collaborazione sono fondamentali.

 

a cura di Tiziana Bellinvia
Team Marketing e comunicazione

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