fbpx

Luciano Canova: «Sono onorato di presentare TEDxBergamo»

  • 6 Marzo 2019
  • Comment: 0
  • TEDx

Intervista all’economista e scrittore che sul palco del Teatro Sociale accoglierà gli speaker dell’edizione 2019.

Nella vita si occupa di dati e numeri. È rigoroso e preciso, eppure ha scelto di occuparsi di Economia della felicità, per dare spazio nei suoi studi, ricerche e scritti anche ai sentimenti. È Luciano Canova, economista, divulgatore scientifico, scrittore e insegnante alla scuola Enrico Mattei. Sarà lui a presentare TEDxBergamo e ad accogliere sul palco del Teatro Sociale di Bergamo i 14 speaker dell’evento. Un ruolo che attende con gioia. Perché, come gli organizzatori, pensa che i progetti belli debbano essere condivisi, farsi ispirazione, accendere altre menti, spingere ognuno a scoprire e far fiorire il proprio talento. Sarà che un matematico e accademico che stima molto, e a cui l’anno scorso ha dedicato un libro, Galileo Galilei, scrisse: «Non si può insegnare niente; si può solo far sì che uno le cose le trovi in se stesso».

 

 

Si occupa di Economia della felicità. È un termine curioso e per qualcuno sconosciuto. Di cosa si tratta?

«È una sottobranca dell’Economia comportamentale, la disciplina che studia le decisioni economiche usando il metodo sperimentale. Inoltre, rispetto a quella classica, considera importante il ruolo della psicologia nelle scelte. La passione dei sentimenti è tendenzialmente messa da parte nei modelli economici tradizionali, anche se sono importanti quando prendiamo decisioni quotidiane. L’Economia della felicità è quella parte dell’Economia comportamentale che studia gli indicatori di benessere non per forza ed esclusivamente legati al reddito. Prova a rispondere alla domanda “Il denaro compra la felicità?” La risposta è “Sì, ma…”. Ci sono degli aspetti fra reddito e felicità che non sono lineari».

 

Come si misura davvero la felicità di uno Stato? Basta il Pil?

«Ci sono già tantissimi governi, istituzioni e amministrazioni locali che la calcolano non più esclusivamente sul Pil. Partiamo dal presupposto che il reddito, e quindi il Pil, sono fondamentali, una metrica molto importante per descrivere una persona. Il reddito è correlato positivamente ad altri aspetti della vita: la salute, l’istruzione, la qualità degli istituzioni. Molte agenzie e centri di ricerche fanno interviste, questionari, costruiscono campionari rappresentativi della popolazione chiedendo alle persone dove, di fronte a una scala di 10 gradini che vanno da 0 a 10, si posizionerebbero rispetto alla propria percezione di felicità. Questa risposta viene correlata a una serie di variabili per cercare di capire quali sono le determinanti del benessere soggettivo».

 

Entriamo nel dettaglio…

«C’è un progetto dell’Onu, che si chiama The World Happiness Report, nel quale sono monitorati 150 Paesi e, per determinare il benessere di questi, si tengono in considerazione sei componenti: il reddito, la salute, il livello di fiducia di una società, la percezione di libertà, la generosità, l’assenza di corruzione. Dentro una società, dunque, c’è l’individuo con i suoi beni, le sue risorse e la capacità di accedervi, ma c’è anche la comunità di supporto. Questo è molto importante perché garantisce la nostra felicità».

 

Tre cose che, secondo lei, rendono una persona felice?

«Mi ritengo uno scienziato sociale. Significa che seguo una metodologia: non faccio scelte, cerco di osservare i comportamenti. Per me sono tutte importanti le componenti sopra menzionate. Negli anni si è parlato molto di felicità ed economia, ma si è cercato di sminuire il ruolo del reddito. É importante. Non si può far finta che non sia così. Tutti i movimenti della Decrescita felice e serena, secondo me, non sono fondati. Le persone, purtroppo o per fortuna, stanno meglio quando hanno di più. Le relazioni nella nostra vita sono strutturali per farci stare bene. Non basta l’accesso ai beni materiali ma questo porta a coltivare relazioni importanti. Si compenetrano. Tutte hanno un peso».

 

Oggi tutti vogliono essere felici (forse per poi condividerlo sui social!). Anche la pubblicità è ossessionata dal benessere. Non c’è il rischio di banalizzare qualcosa di importante e complesso?

«Assolutamente sì. Questo mantra della felicità rischia di banalizzarla. Se la metrica della felicità parte da una domanda in cui si chiede alle persone quanto sono felici da 0 a 10, non ci sono solo le posizioni dal 5 al 10, ci sono anche quelle dallo 0 al 5. Un economista si deve occupare anche e soprattutto di quelle. Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia, anni fa, disse che forse abbiamo parlato troppo di felicità, dimenticandoci che questa è il contraltare della riduzione della sofferenza».

 

Si occupa di “tematiche difficili” eppure sostiene sia necessario renderle il più possibile diffuse. Esistono dei trucchi?

«Amo fare divulgazione e cerco di farla al meglio delle mie possibilità. Sono convinto che l’economia ci riguardi nelle decisioni di tutti i giorni. È molto più vicina di quello che sembra e c’è l’esigenza della gente di capirla. La semplificazione parte dalla consapevolezza che le persone devono essere coinvolte. Recentemente ho fatto dei piccoli video, che si sono rivelati molto utili, in cui spiegavo concetti di economia o commentavo fatti d’attualità usando i LEGO. È stato efficace. Qualche anno fa ho pubblicato un libro che è la biografia un po’ strana di Galileo Galilei. Lui è un ottimo esempio: un grandissimo scienziato ma prima di tutto un bravissimo comunicatore. È stato capace di scrivere concetti difficili con ironia. I dati da soli non parlano. Mantenendo il rigore, bisogna coinvolgere le persone con immagini semplici, storie, emozioni. Si devono divertire. Un po’ come avviene in un talk di TED: bisogna riuscire a comunicare cose interessanti, bellissimi progetti, in pochissimi minuti, con semplicità e un po’ di ironia».

 

Ha già partecipato a un TEDx. È invece la prima volta nel ruolo di presentatore?

«Per TEDx sì. Mi è capitato di fare da moderatore a eventi e conferenze. Devo dire che mi piace questo ruolo perché sono curioso. Sono onorato».

 

Come si sta preparando?

«Sto leggendo le biografie degli speaker, cerco informazioni su di loro, mi segno aspetti strani e preparo domande da fare loro. Diciamo che il metodo è curiosare qua e là».

 

Conosce Bergamo?

«Sì. Sono lombardo, nato in Valtellina, ho vissuto a Milano, ora abito a Como. Alle elementari Bergamo era la “classica gita” ma, in generale, è sempre stata una meta vicina. Ho fatto anche alcuni seminari lì. Mi piace tantissimo. Città Alta è straordinaria e sono felice che saremo lì. Essendo io interista, riconosco che l’Atalanta è la nostra “bestia nera”. Ma se escludiamo la parte calcistica, è una bellissima città! (ride, ndr).

 

So che ha un libro in uscita. Può rivelarci qualcosa?

«Si, uscirà a marzo per Mondadori e si intitola “Il metro della felicità”. È un libro di divulgazione scientifica sui temi di cui mi occupo e che sono stati oggetto anche di questa chiacchierata. Spiega come l’economia prova a misurare e a definire la felicità».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *